Skip to main content

Alessitimia e interocezione nelle persone autistiche

Alessitimia e interocezione nelle persone autistiche

Cos’è l’alessitimia?

L’alessitimia è spesso descritta come “difficoltà a identificare e descrivere le emozioni”, ma questa definizione, se applicata alle persone autistiche, rischia di lasciare interpretare la difficoltà come assenza di esperienza emotiva e di ridurre la complessità di funzionamento a un “deficit” lineare. Dunque quella “cosa” che chiamiamo alessitimia in realtà è un modo diverso di elaborare i dati emotivi e sensoriali interni ed esterni. La persona autistica sente, percepisce, elabora le emozioni e le sensazioni, ma lo fa attraverso canali che non coincidono con quelli linguistici e sociali dominanti.

Lost in translation

Nelle persone autistiche, l’esperienza emotiva può presentarsi come stati corporei globali, pattern sensoriali complessi (con fenomeni come la sinestesia), immagini, concetti, movimenti interni, variazioni interocettive non immediatamente traducibili in parole. La complessità sta dunque nel processo di “traduzione” dal linguaggio interno dell’esperienza al linguaggio condiviso con altre persone. Nelle persone autistiche l’elaborazione sensoriale è intensa, la funzione esecutiva di autoregolazione emotiva può funzionare in modo nettamente diverso rispetto alle persone neurotipiche, la comunicazione sociale richiede un ritmo di verbalizzazione che non coincide con il ritmo interno. L’autismo non causa un deficit emotivo: l’alessitimia è un effetto del funzionamento differente, non un malfunzionamento.

Cos’è l’interocezione?

L’interocezione è la capacità del sistema nervoso di percepire e interpretare i segnali provenienti dal corpo: ritmo cardiaco, respirazione, fame, sete, stanchezza, sonno, tensione muscolare, sensazioni viscerali. Nell’autismo l’interocezione può presentare manifestazioni tutto/niente, inoltre il corpo manda segnali molto intensi ma la capacità di discriminare e organizzare i segnali è meno stabile. La costruzione dell’esperienza emotiva dipende dall’integrazione interocettiva. Quando i segnali corporei sono percepiti in modo frammentato, sovraccarico o poco discriminato, la traduzione in categorie emotive diventa difficile: l’emozione è presente, ma non è facilmente nominabile. Spesso l’esperienza emotiva è così intensa e totalizzante che la persona si sente sopraffatta e questo rende ancora più complessa l’elaborazione in tempo reale di ciò che sta vivendo.

Conseguenze

L’alessitimia può influenzare diversi aspetti della vita della persona autistica:
  • Regolazione emotiva (se l’emozione non è nominabile, può essere difficile anticiparla o modularla)
  • Comunicazione interpersonale
  • Decision-making (la difficoltà a distinguere sfumature emotive può rendere più complesso valutare preferenze, limiti, segnali di stress)
  • Gestione dello stress (l’accumulo di stati emotivi non verbalizzati può portare a meltdown o shutdown)
  • Autocomprensione di emozioni, sentimenti e stati mentali (per molte persone autistiche, questo non è possibile nel momento stesso dell’esperienza: la comprensione arriva spesso in forma differita)

Una diversa configurazione neurocognitiva

Le persone autistiche non devono “imparare a sentire come gli altri” e l’alessitimia non è un deficit emotivo, ma una configurazione neurocognitiva che influenza il modo in cui l’esperienza interna viene percepita, organizzata e tradotta. Riconoscerla permette di evitare errori clinici, adattare gli strumenti diagnostici e costruire percorsi terapeutici che rispettano il funzionamento della persona, invece di forzarla dentro modelli emotivi che non le appartengono.
Dott.ssa Elena Borrini Psicologa Psicoterapeuta

(immagine di copertina generata con Copilot)

I miei profili social:

Potrebbe interessarti anche