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AuDHD: quando autismo e ADHD si intrecciano

AuDHD: quando autismo e ADHD si intrecciano

Cosa significa AuDHD?

Negli ultimi anni è cresciuto l’uso del termine AUDHD per descrivere persone che presentano tratti sia dello spettro autistico sia dell’ADHD. È importante chiarire che AUDHD non è una diagnosi ufficiale: non compare nei manuali diagnostici, ma nasce nella comunità online e nei movimenti di autoidentificazione per descrivere esperienze soggettive e profili clinici misti. L’espressione è circolata inizialmente su forum, blog e social media dedicati alle neurodivergenze, nelle comunità online anglofone tra il 2010 e il 2015, in particolare Tumblr e Reddit, dove persone autistiche e ADHD cercavano un termine che rappresentasse la loro esperienza “mista”. Autismo: differenze socio‑comunicative, difficoltà nei sottintesi e nella reciprocità, bisogno di routine, interessi ristretti e profondi, forte sensibilità sensoriale o anche iposensorialità. ADHD: disattenzione (o, più correttamente, differenze nel focus attentivo), iperattività, impulsività, irrequietezza, ricerca di stimoli, fatica a mantenere l’organizzazione. AuDHD: Le persone AuDHD spesso manifestano bisogno di routine ma faticano a seguirle, sentono bisogno di organizzazione ma passano da fasi iperoganizzate a fasi disorganizzate, sentono il bisogno di socializzare, amano la compagnia ma poi faticano nelle relazioni e hanno bisogno di riprendersi per giorni,  ricercano stimoli (mentali, sensoriali) ma poi possono sentirsi completamente sovraccaricate.

La storia della diagnosi

Fino al DSM‑IV (pubblicato nel 1994) e nelle sue revisioni, le regole diagnostiche tendevano a impedire la diagnosi contemporanea di autismo e ADHD nella stessa persona. Con l’uscita del DSM‑5 (2013) questa limitazione è stata rimossa ed è possibile quindi diagnosticare ADHD e Disturbo dello spettro autistico nella stessa persona quando i criteri per entrambi sono soddisfatti.

Sovrapposizione e genetica

Recenti studi hanno evidenziato una sovrapposizione tra autismo e ADHD indicando che una parte della base genetica è condivisa. I ricercatori hanno trovato correlazioni genetiche tra autismo e ADHD e loci condivisi che confermerebbero una radice comune.

Effetto dei farmaci per ADHD sull’emergere di caratteristiche autistiche

Alcuni studi osservazionali hanno documentato che, in alcune persone con ADHD, la riduzione dei sintomi attentivi/iperattivi tramite farmaci stimolanti (ad esempio metilfenidato/Ritalin) può rendere più evidenti caratteristiche autistiche preesistenti. L’ipotesi è che quando il “rumore” attentivo si riduce, emergano aspetti sociali, sensoriali o comunicativi che prima erano mascherati o sovrastati dai sintomi dell’ADHD. Le osservazioni cliniche riportano aumentata visibilità di tratti autistici dopo trattamento farmacologico dell’ADHD, suggerendo che in alcuni profili le due condizioni coesistono e si influenzano reciprocamente.

Perché non basta sommare i criteri di autismo e ADHD per diagnosticare AUDHD

Nei quadri di funzionamento complessi in cui convivono autismo, ADHD e spesso anche alto potenziale cognitivo, succede spesso che una condizione “copra” l’altra: i clinici attribuiscono tutti i comportamenti a una sola diagnosi, ignorando l’altra (diagnostic overshadowing), e succede anche che autismo e ADHD si compensino, si contraddicano o si sovrappongano, facendo apparire il profilo “né abbastanza autistico né abbastanza ADHD” (mutual masking) Molti profili definiti come “AUDHD” non corrispondono semplicemente alla presenza simultanea di tutti i criteri per l’autismo e tutti i criteri per l’ADHD. In pratica:
  • Le caratteristiche sociali, sensoriali, autoregolative, comunicative, attentive e organizzative possono presentarsi in modo misto o parzialmente sovrapposto.
  • Alcuni sintomi possono mascherarsi a vicenda: ad esempio, iperattività o impulsività possono nascondere difficoltà di interazione sociale; al contrario, strategie di compensazione autistica possono essere interpretate come problemi attentivi.
  • Il risultato è spesso un profilo clinico eterogeneo, con tratti che si combinano in modi non lineari.

Come deve essere fatta la diagnosi: il ruolo centrale della valutazione clinica

La diagnosi di profili misti deve essere clinica e multidimensionale:
  • Non basarsi solo sui punteggi ai test: questionari e scale sono strumenti utili ma non esaustivi.
  • Valutazione approfondita della storia di vita: sviluppo infantile, scuola, relazioni sociali, adattamenti e difficoltà nel tempo.
  • Analisi dei processi di pensiero e funzionamento quotidiano: come la persona percepisce e gestisce stimoli sensoriali, attenzione, pianificazione, regolazione emotiva.
  • Indagine su compensazione, mascheramento e camouflage: molte persone, soprattutto donne e persone non binarie, mettono in atto strategie per nascondere difficoltà sociali o attentive; questo può portare a sottodiagnosi o diagnosi tardive.
  • Approccio multidisciplinare: coinvolgere neuropsichiatri, psicologi clinici, logopedisti e, quando utile, neuropsicologi per una visione integrata.

Articoli per approfondire

 

Dott.ssa Elena Borrini Psicologa Psicoterapeuta

(immagine di copertina generata con Chatgpt)

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