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Autismo e l’incessante “guardarsi dall’esterno”

L’autismo e l’incessante “guardarsi dall’esterno”

Un’auto‑osservazione continua

Molte persone autistiche descrivono la sensazione di “osservarsi da fuori”, che spesso nasce dal bisogno di monitorare costantemente il proprio comportamento per essere certe se sia socialmente adeguato: “Sto guardando negli occhi abbastanza? Sto sorridendo? Sto muovendo le mani in modo strano?”.

È una regia continua, una supervisione in tempo reale che può diventare automatica al punto da generare una sensazione di distacco: vivere la scena e, simultaneamente, valutarla dall’esterno. Questa doppia prospettiva è una vera e propria strategia adattiva: permette di navigare un ambiente sociale percepito come imprevedibile o giudicante, che non fornisce feedback chiari o immediatamente leggibili da parte delle persone autistiche.

Compensazione cognitiva e camouflaging

La compensazione è il tentativo di “coprire” o aggirare difficoltà di base (ad esempio nella teoria della mente o nell’elaborazione sociale), usando altre abilità cognitive. Alcune persone autistiche usano la razionalità analitica al posto dell’intuizione sociale: osservano, modellano, costruiscono regole e poi si controllano costantemente per applicarle.

Molte persone autistiche appaiono disinvolte socialmente, nascondendo un grande sforzo interno di compensazione, fatica e rischio di burnout, perché il cervello lavora sempre in doppia modalità: vivere la situazione e contemporaneamente osservarsi e correggersi.

Il camouflaging è una strategia complessa per mimetizzarsi ed “apparire neurotipici”: significa adattare linguaggio, espressioni facciali, postura, tono di voce per integrarsi meglio, spesso copiando gli altri. Per poter mascherare o camuffare, la persona deve tenere “in primo piano” un’immagine di sé come viene percepita dagli altri e confrontarla in tempo reale con ciò che sta facendo: è letteralmente auto‑osservazione sociale continua.

Queste strategie, che inizialmente producono un adattamento e molti vantaggi (accettazione in un gruppo, immagine positiva di sé) a lungo termine sono associate a stress, ansia, depressione, sensazione di confusione sulla propria vera identità e burnout autistico.

Dall’adattamento alla scoperta di Sé

L’auto‑osservazione può essere una risorsa, ma diventa una strategia dispendiosa e difficile da sostenere quando non è possibile metterla in discussione.

Nella vita di molte persone autistiche arriva un momento in cui la maschera diventa troppo stretta e i vantaggi non valgono più il costo dell’adattamento: a quel punto è finalmente possibile ridurre il masking, ricercando o creando ambienti più neuroaffermativi e rispettosi delle differenze, lavorando su confini personali e sulla consapevolezza corporea, e riconoscendo la legittimità delle proprie modalità autistiche invece di viverle solo come qualcosa da correggere.

Per ulteriori approfondimenti:

Camouflage and masking behavior in adult autism https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10060524/ Characterisation and cognitive mechanisms of compensation in autism spectrum disorder https://kclpure.kcl.ac.uk/portal/en/studentTheses/characterisation-and-cognitive-mechanisms-of-compensation-in-auti/

Dott.ssa Elena Borrini Psicologa Psicoterapeuta

(immagine di copertina generata con Chatgpt)

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