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Cos’è la Rejection Sensitive Dysphoria?

Cos’è la Rejection Sensitive Dysphoria?

Se basta il sollevamento di un sopracciglio di un collega per sentirti raggelare o un mancato “mi piace” di un amico a farti sentire abbandonato o rifiutato, il meccanismo alla base potrebbe essere Rejection Sensitive Dysphoria (RSD), ovvero una risposta emotiva molto intensa alla percezione di rifiuto, critica o disapprovazione. Anche segnali minimi o ambigui possono essere letti come minaccia al legame o al proprio valore personale. È una sensibilità che riguarda soprattutto chi ha un sistema attentivo ed emotivo rapido, come persone ADHD, plusdotate e autistiche.

Come si manifesta la RSD

La risposta di RSD è caratterizzata da velocità e intensità: il cambio di tono di voce, uno sguardo di complicità tra due colleghi, una risata alle spalle (che potrebbe non c’entrare nulla con la persona in questione), un mancato sorriso dopo una battuta è in grado di scatenare in un attimo una teoria interpretativa completa e un’intensa reazione emotiva accompagnata spesso da dolore fisico, tensione, allerta, panico, sudorazione. La persona che presenta questa reazione prova improvvisamente il bisogno di chiarire e il desiderio di fuggire per l’intensa attivazione ansiosa e di panico. Il rifiuto percepito diventa un giudizio globale su di sé, portando la persona a tirare conclusioni estreme sia su se stessa sia sulle altre persone (“non valgo niente”, “tutti mi odiano”, “ho rovinato tutto e adesso non vorrà più parlarmi”).

Da cosa è sostenuta questa sensibilità

La RSD si intreccia spesso con:
  • estrema allerta per i segnali relazionali, che porta a cogliere micro-variazioni come indizi di pericolo;
  • storie di critiche, incomprensioni o adattamenti forzati, che rendono il rifiuto un tema caldo (elementi molto comuni nell’esperienza di vita delle persone neuroatipiche);
  • visione bianco/nero e standard interni molto rigidi, che trasformano ogni scarto dagli obiettivi in un’autocritica feroce.

Perché riconoscerla è utile

Dare un nome a questa reattività permette di:
  • separare l’evento dalla lettura immediata;
  • ridurre la vergogna e la confusione;
  • costruire strategie di regolazione più sostenibili;
  • comunicare meglio nelle relazioni, evitando escalation estreme
Aumentare la capacità di autoriflessione riguardo questi processi interni e imparare a modulare le reazioni di allarme tramite tecniche corporee bottom-up che mirano a ripristinare il senso di sicurezza alla radice è essenziale per migliorare la qualità di vita delle persone neuroatipiche che presentano RSD.

Dott.ssa Elena Borrini Psicologa Psicoterapeuta

(immagine di copertina generata con Copilot)

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