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Due pesi e due misure nella diagnosi di autismo e ADHD

Due pesi e due misure nella diagnosi di autismo e ADHD

Il doppio standard di genere nella diagnosi di autismo e ADHD è una distorsione strutturale che attraversa la ricerca, la formazione clinica e l’interpretazione dei comportamenti: i criteri diagnostici sono stati costruiti principalmente su campioni maschili, generando modelli di riferimento che non rappresentano adeguatamente le manifestazioni tipiche dei soggetti femminili.

La maggior parte degli strumenti clinici per autismo e ADHD deriva da studi condotti quasi esclusivamente su bambini maschi. Questo ha prodotto un bias di base: ciò che “somiglia” al fenotipo maschile viene riconosciuto come neurodivergenza; ciò che se ne discosta viene interpretato come qualcos’altro.

Le ricerche più recenti confermano che questa impostazione ha portato a un sistematico sotto-riconoscimento delle donne, spesso diagnosticate anni o decenni dopo i loro coetanei maschi.

Facciamo alcuni esempi

Caso A – Marco, 9 anni

Marco fatica a stare seduto, interrompe spesso gli altri, si distrae facilmente.

Interpretazione clinica tipica: sospetto ADHD.

Il comportamento è immediatamente ricondotto a un disturbo del neurosviluppo, perché coerente con il modello maschile atteso.

Caso B – Martina, 9 anni

Martina presenta la stessa irrequietezza, ma la sua impulsività viene letta come “ansia”, “insicurezza”, “difficoltà emotiva”.

Interpretazione clinica tipica: disturbo d’ansia o difficoltà relazionali.

Il focus si sposta sulla sfera emotiva, non sul funzionamento esecutivo.

Caso C – Luca, 23 anni

Luca ha interessi intensi e specifici, difficoltà nelle interazioni sociali (goffaggine) e rigidità nelle routine.

Interpretazione clinica tipica: sospetto autismo.

Caso D – Laura, 22 anni

Laura presenta interessi intensi (musica, estetica). Mantiene un buon rendimento universitario grazie a un forte masking. Fa amicizia ma poi litiga con gli amici per frequenti fraintendimenti.

Interpretazione clinica tipica: tratti borderline, instabilità emotiva, “perfezionismo”.

Il masking femminile, spesso frutto di condizionamenti sociali, porta a una lettura psicologica anziché neurobiologica.

Gli stereotipi di genere giocano un ruolo decisivo

  • La neurodivergenza maschile viene culturalmente associata a una “diversità neurologica”.
  • La neurodivergenza femminile viene invece letta come “problema emotivo”, “fragilità”, “instabilità relazionale”.

Le ricerche mostrano che le donne con autismo o ADHD vengono spesso etichettate con diagnosi alternative — disturbi d’ansia, depressione, disturbi di personalità — prima che qualcuno consideri l’ipotesi neurodivergente.

In molti casi, la diagnosi corretta arriva solo in età adulta, spesso dopo anni di sofferenza non riconosciuta.

Dott.ssa Elena Borrini Psicologa Psicoterapeuta

(immagine di copertina generata con Copilot)

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