Skip to main content

Il post‑social crash nelle persone autistiche

Il post‑social crash nelle persone autistiche

Il post‑social crash non è semplice “stanchezza dopo aver socializzato” ma un vero e proprio crollo neurocognitivo temporaneo che arriva dopo l’interazione, soprattutto se forzata, intensa o prolungata, ma non necessariamente connesso al disagio, infatti può avvenire improvvisamente anche a seguito di momenti sociali divertenti ed emozionanti.

Troppo divertente!

Alcune persone autistiche raccontano di avvertire una sensazione di improvviso sovraccarico proprio in momenti sociali piacevoli, durante una serata con amici ad esempio, nel bel mezzo di una risata. È come se una voce interna dicesse “questo è troppo, basta, devo andare via”: il sistema nervoso va in saturazione e smette di reggere la quantità di monitoraggio, decodifica e autocontrollo necessari per stare con gli altri.

L’interazione è un lavoro

Per molte persone autistiche l’interazione sociale può essere piacevole, ma questo non le protegge dal post-social crash: il punto è che l’interazione sociale per le persone autistiche è un evento impegnativo e non gestibile in automatico, un vero e proprio lavoro che comprende interpretare segnali ambigui, modulare espressioni e tono di voce, prevedere reazioni, evitare errori già noti, gestire stimoli sensoriali, mantenere coerenza comportamentale.

Il momento del crash

Il vero e proprio crash del sistema arriva dopo l’interazione, quando la persona è sola: il sistema nervoso, che ha retto per tutta l’interazione, crolla. Il corpo entra in uno stato di esaurimento, spegnimento, con ipersensibilità agli stimoli e bisogno urgente di isolamento: si tratta di un processo neurofisiologico del tutto naturale dopo un eccesso di elaborazione. Questo avviene perché durante l’interazione la persona autistica attiva un assetto di sopravvivenza per poter funzionare, ma appena la situazione sociale finisce, si esaurisce anche l’urgenza di “resistere” e dunque arriva il crollo. Molte persone autistiche non raccontano questa esperienza perché temono di sembrare fragili, infantili, troppo “drammatiche”.

Il recupero

Il post‑social crash ha effetti concreti sulla vita quotidiana:
  • riduce la capacità di lavorare dopo incontri o riunioni
  • rende difficile mantenere relazioni senza periodi di recupero
  • alimenta l’autosvalutazione e la percezione di “non essere tagliati per la socialità”
Per recuperare dopo il crash non è necessario “rilassarsi”, ma decomprimersi e lavorare sul “sentirsi al sicuro”. Possono essere utili dunque silenzio, stimoli ridotti (o, per alcune persone autistiche, stimolazioni familiari come odori, sapori, suoni o colori che hanno un effetto autoregolante), nessuna richiesta sociale o di performance. Dopo una fase di recupero la persona può tornare a funzionare come prima, ma è importante imparare a riconoscere le situazioni sovraccaricanti per evitare di arrivare costantemente al limite: alleggerire il carico con pause, utilizzo di tappi, stimming toys ecc.  
Dott.ssa Elena Borrini Psicologa Psicoterapeuta

(immagine di copertina generata con Chatgpt)

I miei profili social:

Potrebbe interessarti anche