Skip to main content

Il processing delay nelle persone autistiche di livello 1

Il processing delay nelle persone autistiche di livello 1

Nella cultura neuronormativa, la velocità è considerata un indicatore di intelligenza. Ma quando parliamo di neuroatipicità, in particolare delle persone autistiche di livello 1, la velocità non è un parametro affidabile: ciò che sembra “lentezza” è in realtà profondità di elaborazione. Il processing delay non è un difetto ma un tempo di integrazione: il cervello autistico non prende scorciatoie, non approssima, non salta passaggi. Elabora tutto puntando alla massima coerenza e precisione.

Come si manifesta nella vita quotidiana

Le persone autistiche spesso vivono situazioni di grave disagio nelle situazioni in cui è richiesta velocità di risposta: quel tempo di latenza può spesso essere interpretato dagli altri come tentennamento, mancanza di sincerità, o addirittura stupidità. Il processing delay può emergere in modi molto diversi:
  • risposte verbali lente o ritardate
  • blocco momentaneo davanti a richieste improvvise
  • bisogno di rileggere o riascoltare informazioni
  • bisogno di chiedere di ripetere le affermazioni o le domande (soprattutto quando non sono quelle che ci si aspetta di sentire).

Che cos’è davvero il processing delay

Il processing delay è il tempo aggiuntivo necessario per decodificare uno stimolo, comprenderlo, integrarlo al contesto e rispondere ad esso: il cervello autistico lavora come un sistema ad alta risoluzione in cui ogni dettaglio viene processato. Il processing delay nasce da tre caratteristiche tipiche del funzionamento autistico: a) Elaborazione bottom‑up dominante: Lo stimolo viene analizzato nei dettagli prima di essere compreso nel suo insieme. b) Filtri sensoriali blandi: Il cervello riceve ed elabora molte informazioni contemporaneamente facendo poca selezione all’ingresso. c) Coerenza come priorità cognitiva: La risposta deve essere logica, precisa, non contraddittoria. La mente autistica non vuole rispondere in modo superficiale.

Il processing delay in ottica neuroaffermativa

Il processing delay in realtà è una caratteristica stabile del funzionamento, una modalità di pensiero profondo e ad alta precisione, un tempo necessario all’elaborazione del sistema per non andare in sovraccarico. Quando le persone autistiche forzano (o vengono troppo sollecitate dall’esterno a farlo) questo tempo, possono andare in contro a meltdown, shutdown, ansia da prestazione, difficoltà comunicative, confusione mentale, vuoto mentale, perdita di accesso alle proprie competenze. Molto spesso le persone autistiche si trovano più a loro agio a rispondere alle discussioni o alle richieste tramite metodi di comunicazione asincrona (messaggi, email) perché la stimolazione è minore (non è necessario fare masking nell’immediato, non bisogna controllare le proprie e altrui microreazioni) e inoltre permettono di avere più tempo per pensare a cosa dire e a come dirlo. Questo deriva anche dalle esperienze negative accumulate in queste occasioni: è un cane che si morde la coda. Nella terapia con le persone autistiche di livello 1 è importante ripristinare il senso di sicurezza di base, integrandola con la psicoeducazione al fine di conoscere e padroneggiare il proprio funzionamento: conoscere e accettarsi così come si è, è il primo passo per il benessere.

Dott.ssa Elena Borrini Psicologa Psicoterapeuta

(immagine di copertina generata con Canva)

I miei profili social: instagram facebook

Potrebbe interessarti anche