La limerenza autistica spiegata attraverso le funzioni esecutive
La limerenza autistica spiegata attraverso le funzioni esecutive
Limerenza è un termine coniato dalla psicologa Dorothy Tennov per indicare uno stato cognitivo ed emotivo caratterizzato da intenso desiderio per un’altra persona: si tratta di un’esperienza comune nelle persone autistiche, ovvero sentirsi prese da qualcuno in un modo tale che il mondo intorno interpreta quella persistenza come scelta, intenzione o esagerazione, quando in realtà si tratta di un vero e proprio interesse speciale e assorbente, che invece di essere rivolto a oggetti, animali o argomenti, in questo caso viene rivolto a una persona. La persona autistica, però, non ha il potere di mettere uno stop a tale stato di limerenza con la semplice volontà. Le persone autistiche spesso raccontano di aver impiegato anni a superare una separazione o un rifiuto da parte della persona amata: questo fenomeno, molto frequentemente oggetto delle sedute di terapia, dipende da numerosi fattori, ma per comprenderlo è necessario prendere in considerazione il funzionamento cognitivo della mente autistica, in particolare le funzioni esecutive, che funzionano in modo differente rispetto allo standard neurotipico.La funzione esecutiva del disingaggio
Il disingaggio attentivo è la capacità di interrompere un compito mentale e orientarsi verso un altro. Nelle menti neurotipiche, questo processo è abbastanza rapido e quasi automatico, perché l’attenzione è distribuita su più canali. Nella mente monotropica tipica delle persone autistiche l’attenzione è tutta su un unico canale in modo continuo e duraturo. Nelle menti autistiche, il disingaggio avviene solo quando il compito è concluso, coerente, chiuso. Finché la relazione è ambigua, incompleta, non definita, il sistema esecutivo non ha motivo di sciogliere il nodo. Per la mente autistica, che ricerca coerenza e completezza, è un processo cognitivo incompleto: la persona non riesce a lasciare andare perché non ha ancora ricevuto ciò che le serve per lasciarla andare. La persona autistica non sta “esagerando”: sta cercando di sopravvivere alla mancanza di informazioni.Come si sente la persona autistica dentro la limerenza
- La presenza dell’altro diventa un asse interno: tutto gira intorno a quella persona.
- Il pensiero non si spegne: La mente continua a tornare lì.
- La persona autistica vive la limerenza come un campo di gravità: non si può uscire dall’orbita.
- La mente costruisce scenari per capire, non per fantasticare: La persona immagina conversazioni, incontri, possibilità per capire cosa sta succedendo, per trovare un pattern, per ridurre l’incertezza.
- La mancanza di chiarezza è devastante: Se l’altro è ambiguo, distante, intermittente, la mente non riesce a mollare. La persona autistica non soffre perché “ci tiene troppo”: non ha abbastanza informazioni per girare pagina e andare avanti.
La chiusura possibile
La mente autistica tratta le relazioni significative come compiti complessi. Un compito aperto non può essere abbandonato: resta attivo finché non è risolto, esaurito. La limerenza è la forma che questo compito assume, e quindi si dissolve quando il compito si completa: quando la relazione è chiara, quando la storia è conclusa, quando il nodo cognitivo non richiede più elaborazione. Dott.ssa Elena Borrini Psicologa Psicoterapeuta(immagine di copertina generata con Canva)
DISCLAIMER/AVVISO: La mia analisi sulla limerenza descrive un fenomeno cognitivo: non è, in alcun modo, una giustificazione di comportamenti invasivi, persecutori o lesivi. La limerenza può diventare un’esperienza intensa, totalizzante, talvolta disorganizzante; ma quando si traduce in atti che violano confini, privacy e/o sicurezza, non è più limerenza: è stalking, ed è un comportamento inaccettabile, dannoso e giuridicamente rilevante. La mia descrizione riguarda il funzionamento interno della persona, non la legittimazione delle sue azioni. Comprendere un meccanismo non significa normalizzare ciò che, sul piano etico e clinico, resta intollerabile. Ogni forma di pressione, controllo, monitoraggio, pedinamento, insistenza non consensuale o intrusione non appartiene alla fenomenologia della limerenza: appartiene alla violazione dei confini. Chi usa il concetto per giustificare comportamenti lesivi lo sta distorcendo. La limerenza spiega un vissuto, non autorizza un atto.
I miei profili social: