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La mente autistica e il caregiver interiorizzato

La mente autistica e il caregiver interiorizzato

Quando il caregiver coincide con la persona che ha bisogno di cure

La persona autistica vive spesso con un caregiver incorporato: è come se una parte della mente dovesse prendersi cura di tutte le funzioni fisiologiche, psicologiche, sociali. Si tratta di un lavoro di cura incessante e invisibile, ma ad altissimo consumo energetico. Il sistema autistico deve ricordare, anticipare, proteggere, tradurre, compensare, regolare. Deve fare da interprete tra sé e gli altri, e tra sé e le proprie stesse funzioni corporee.

Conseguenza: il burnout

Quando una persona accudisce un parente bisognoso di cure ed entra in burnout, si parla di “burnout del caregiver” e nessuno si stupisce: chi si prende cura di qualcun altro senza pause, può arrivare a un punto di esaurimento. Ma quando la persona autistica vive lo stesso tipo di sovraccarico, e quel “qualcun altro” è se stessa, il burnout viene scambiato per mancanza di volontà o “solo stress”. Si accetta il burnout del caregiver, ma non si vede il caregiver interno nelle persone autistiche, e dunque non si riconosce il burnout che ne consegue.

Il costo dell’auto-sostegno

Il burnout autistico è il collasso di un sistema che ha dovuto farsi da caregiver ogni giorno, senza interruzioni. Alcune funzioni si spengono, altre rallentano, altre diventano inaccessibili. Il linguaggio si fa faticoso, la pianificazione si dissolve, la regolazione sensoriale si indebolisce, la capacità di tollerare l’imprevisto si riduce. Il burnout autistico dunque non nasce solo da un eccesso di richieste esterne, ma dal costo del continuo auto‑sostegno: è il caregiver interno che si esaurisce.
Dott.ssa Elena Borrini Psicologa Psicoterapeuta

(immagine di copertina generata con Chatgpt)

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