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La sindrome dell’impostore nelle persone autistiche

La sindrome dell’impostore nelle persone autistiche

La sindrome dell’impostore è una condizione psicologica in cui la persona mette in dubbio sulle proprie competenze, attribuisce i propri successi alla fortuna o ad altri e vive nell’incubo che la propria incompetenza sarà prima o poi smascherata.
Nelle persone autistiche, queste caratteristiche si intrecciano con elementi specifici del funzionamento neuroatipico:
  • Monotropismo: un focus attentivo intenso che porta a iperanalizzare ogni dettaglio del mondo e di se stessi.
  • Storia di invalidazione: anni di essere letti come “strani”, “difficili”, “troppo sensibili”, “troppo rigidi”, “troppo intelligenti per avere problemi”.
  • Tentativi di adattamento: la persona autistica che ha imparato a mascherare le proprie caratteristiche teme che prima o poi il suo tentativo di “sembrare normale” sarà smascherato.

La maschera dell’impostore

Il masking è una strategia adattiva, diffusissima tra le persone autistiche, che consiste nell’imitare comportamenti sociali, sopprimere stimoli sensoriali, comprimere le emozioni, nascondere meltdown, shutdown, sovraccarichi e fa parte di un più ampio sistema di adattamento di camouflaging (camuffamento) che permette alle persone autistiche di confondersi con quelle neurotipiche. Più il masking è efficace, più la persona viene percepita dagli altri come “normale”, ma l’esperienza stessa di “fingere di essere normali” nelle persone autistiche può aumentare la sensazione di fraudolenza, confermando l’idea che il successo sia dovuto alla capacità di far finta di essere diversi da quello che si è.

L’ambiente che nutre l’impostore

Diagnosi tardive o mancate, interpretazioni patologizzanti, aspettative sociali neurotipiche, contesti clinici che non riconoscono i profili complessi: quando una persona cresce in un ambiente che non la legge correttamente, impara a dubitare della propria percezione. E questo dubbio, una volta interiorizzato, diventa identità.

Impostore livello pro: non sono abbastanza autistico per esserlo davvero

La diagnosi di autismo arriva spesso tardi, dopo anni di adattamento forzato, mascheramento, camuffamento sociale e ipercompensazioni: quando la persona ha passato una vita a “funzionare comunque”, arriva a mettere in dubbio persino le proprie difficoltà, il proprio funzionamento, le proprie caratteristiche. “Se ce l’ho fatta finora, allora non può essere autismo.”, “I veri autistici non sono come me, io sono solo un impostore”.

In terapia

In terapia è fondamentale:
  • ricostruire la fiducia nella propria percezione
  • dare un linguaggio al funzionamento
  • riconoscere i costi e i vantaggi delle strategie di sopravvivenza messe in atto nel corso della vita
La diagnosi diventa quindi l’inizio di un processo di riappropriazione di sé, della propria storia e della propria identità.

Dott.ssa Elena Borrini Psicologa Psicoterapeuta

(immagine di copertina generata con Copilot)

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