L’ansia anticipatoria nelle persone autistiche spiegata attraverso il riconoscimento dei pattern
L’ansia anticipatoria nelle persone autistiche spiegata attraverso il riconoscimento dei pattern
L’ansia anticipatoria nelle persone autistiche non nasce dal “pensare troppo”, né da una maggiore vulnerabilità emotiva: è un fenomeno che affonda le radici in vari processi di funzionamento, tra i quali vi è la capacità di riconoscere pattern ricorrenti: questo può riflettersi sulla capacità di prevedere malfunzionamenti tecnici, problemi sul lavoro, così come situazioni relazionali e problemi nelle interazioni umane.Il riconoscimento dei pattern
La mente autistica registra le sequenze di eventi, i dettagli, le informazioni e le organizza in modo automatico in strutture, configurazioni, schemi. In ogni percezione la mente autistica cerca immediatamente una struttura coerente, un filo che collega tutto. È un processo rapido, involontario, spesso preverbale. Questo filo è il pattern.Il frigorifero sta per rompersi!
Facciamo un esempio (è solo una metafora): Una cucina silenziosa. Il frigorifero emette il solito ronzio di fondo, identico per chiunque lo ascolti. Per la maggior parte delle persone è solo un rumore bianco, uniforme, senza variazioni significative. La mente autistica invece può registrare in modo raffinato il pattern di vibrazione, di frequenza, di intervalli del rumore che produce il frigorifero: quella combinazione di microvariazioni è identica a quella che, in passato, ha preceduto un guasto del motore. È pattern recognition: la stessa configurazione darà origine allo stesso esito probabile. La persona autistica può dire: “Questo frigorifero sta per rompersi!” E gli altri rispondono: “Ma no, funziona benissimo.” Pochi giorni dopo il frigorifero smette di raffreddare.Il corpo anticipa l’esito
Poiché il sistema percettivo è tarato su una notevole sensibilità, quando il pattern è identico a uno già registrato, il cervello la considera una informazione certa, non una possibilità. Quando gli indizi raccolti ricompongono un pattern già vissuto, il corpo reagisce prima che la minaccia si manifesti. Non perché la minaccia sia presente nel qui e ora, ma perché la forma dell’interazione è identica a quella che, in passato, ha portato a un esito negativo. È un meccanismo di protezione: il cervello riconosce la struttura, la associa a un’esperienza precedente e attiva una risposta fisiologica per prevenire il danno. Il corpo non risponde al contenuto dell’interazione, ma alla geometria del pattern.“Stai esagerando!”
Dall’esterno, l’ansia anticipatoria autistica può sembrare sproporzionata: “non è ancora successo nulla”, “stai immaginando scenari negativi”, “stai esagerando”. In realtà, ciò che la persona autistica percepisce non è l’evento, ma la configurazione che lo precede. La storia personale delle persone autistiche è spesso costellata di situazioni in cui non solo gli altri, ma anche la persona stessa ha ignorato segnali che la avvisavano di possibili problemi. Molto spesso il pericolo intravisto è il disagio stesso che può derivare da una situazione. Esempio: se non so quale sia il programma di una serata con amici, vado in ansia anticipatoria non solo per paura dell’incertezza, ma perché si attiva la reazione al pattern già conosciuto, ovvero “quando mi sono trovato in serate di cui non conoscevo il programma sono entrato in ansia e non voglio trovarmi più in quello stato”.Il mancato riconoscimento dall’esterno
L’ansia anticipatoria nelle persone autistiche è spesso incomprensibile agli occhi degli altri perché emerge prima che la situazione diventi esplicitamente problematica, è spesso difficile da spiegare dal soggetto che la vive, è legata alla memoria relazionale, non alla fantasia o alla catastrofizzazione. La stessa capacità che genera ansia anticipatoria è quella che, in altri contesti, permette una comprensione profonda delle interazioni umane. Dott.ssa Elena Borrini Psicologa Psicoterapeuta(immagine di copertina generata con Copilot)
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