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L’autismo invisibile

L’autismo invisibile

Alla scoperta dell’autismo di livello 1

L’autismo di livello 1, secondo il DSM‑5‑TR, dovrebbe essere riconoscibile attraverso pattern qualitativi, non attraverso la presenza di comportamenti “spettacolari”. Eppure, nella pratica clinica, continua a essere sottodiagnosticato, non perché sia raro o perché non si correli a disagio, ma perché molti professionisti ne interpretano i criteri diagnostici attraverso un filtro comportamentale stereotipato. Di conseguenza:
  • gli autismi che vengono riconosciuti sono quelli più evidenti,
  • mentre gli autismi che richiederebbero più competenza clinica per essere individuati vengono ignorati.

Il problema è lo sguardo

Il DSM‑5‑TR parla chiaro: il livello 1 non è “autismo leggero”, ma autismo che richiede supporto per difficoltà che possono essere profonde ma compensate, mascherate, camuffate, o espresse in modo non stereotipico. Eppure, molti professionisti continuano a cercare:
  • assenza di contatto oculare
  • linguaggio compromesso
  • comportamenti ripetitivi evidenti
  • goffaggine sociale marcata
  • meltdown in pubblico
Se non li rilevano concludono che la persona “non può essere autistica”. Si tratta però di una diagnosi per esclusione, non attraverso una vera analisi clinica.

Ma allora… come si immaginano un autistico di livello 1?

Molti professionisti sanno riconoscere bene l’autismo di livello 2 e 3, ma quando si tratta di livello 1 brancolano nel buio: credono di dover trovare quei segnali (difficoltà sociali, sensoriali, esecutive, relazionali ed emotive) tipici del livello 2 o 3 in forma attenuata ma comunque sufficiente da giustificare una diagnosi. In pratica un autistico che non sembri autistico. Eppure quando si trovano davanti persone in grado di adattarsi ai contesti, di relazionarsi, di sopportare situazioni che provocano disagio, ma che poi riportano crisi di rabbia, ansia, fobie, difficoltà relazionali, selettività alimentari, stress, burnout, non si pongono nemmeno il dubbio diagnostico dell’autismo di livello 1. Quindi mi chiedo: cosa si aspettano di trovare? Una persona “strana ma normale”? Una caricatura? Un personaggio di una serie tv?

Confondere abilità con assenza di difficoltà

Molti professionisti non formati adeguatamente confondono:
  • compensazione con assenza di deficit,
  • mascheramento con adattamento,
  • funzionamento apparente con benessere,
  • abilità verbale con competenza sociale,
  • empatia cognitiva con empatia emotiva.
Il DSM‑5‑TR, invece, richiede di valutare:
  • la qualità delle interazioni,
  • la fatica cognitiva necessaria per sostenerle,
  • la rigidità interna,
  • la gestione del cambiamento,
  • la storia evolutiva,
  • i pattern sensoriali,
  • le strategie di coping.
Tutto ciò non si vede a colpo d’occhio: serve ascolto, competenza, tempo. Serve un lavoro di indagine condiviso col paziente, ricostruendo la sua storia, ripercorrendo le difficoltà e i punti di forza, facendo domande che indaghino le strategie di compensazione e come si siano evolute nel tempo in meccanismi automatici.

Il mascheramento

Le persone autistiche di livello 1 spesso hanno sviluppato strategie di sopravvivenza sociale:
  • imitazione,
  • scripting,
  • iperadattamento,
  • iperlettura dell’altro,
  • controllo costante del proprio comportamento.
Queste strategie ingannano i clinici che non conoscono il fenomeno. E così, paradossalmente, più una persona ha lavorato per adattarsi, più è probabile che venga invalidata. Spesso accade che persone autistiche arrivino dai professionisti con un’ipotesi autodiagnostica che viene totalmente delegittimata.

Il risultato: diagnosi negate, sofferenze invisibili

Quando un professionista dice: “questa persona non sembra autistica”, sta dicendo in realtà: “Non conosco l’autismo se non nella sua forma più evidente”. E questo ha conseguenze pesanti:
  • anni di sofferenza non riconosciuta,
  • burnout,
  • depressione,
  • ansia,
  • difficoltà relazionali interpretate come “carattere”,
  • sensorialità ignorata,
  • supporti mancati.

Il livello 1 non è invisibile, sono gli occhi a non essere allenati

L’autismo di livello 1 non è un autismo “leggero”: è un autismo meno riconosciuto, perché richiede una competenza clinica che molti professionisti non hanno ancora sviluppato. Finché la diagnosi verrà fatta “a vista”, finché si confonderà il funzionamento apparente con la realtà interna, le persone autistiche di livello 1 continueranno a essere invisibili proprio a chi dovrebbe vederle.  

Dott.ssa Elena Borrini Psicologa Psicoterapeuta

(immagine di copertina generata con Copilot)

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