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Le dimenticanze e il disordine ADHD spiegati attraverso il profilo percettivo

Le dimenticanze e il disordine ADHD spiegati attraverso il profilo percettivo

Le dimenticanze e il disordine nelle persone ADHD non sono comportamenti dovuti a mancanza di interesse e rispetto, ma la manifestazione di uno specifico profilo percettivo. Vi sono specifici processi percettivi e cognitivi che regolano il modo in cui il mondo rimane presente nella mente, e il modo in cui la mente continua a percepirlo: quando questi processi funzionano in modo atipico, tutto ciò che riguarda ordine, continuità, gestione degli oggetti e delle routine quotidiane diventa complesso.

La permanenza dell’oggetto

Nelle persone ADHD la permanenza dell’oggetto, ovvero la capacità di mantenere attiva la rappresentazione mentale di qualcosa che non è più nel campo percettivo, è discontinua. Un oggetto riposto in un cassetto non è semplicemente “messo via”: smette di esistere. La mente ADHD mantiene solo ciò che è immediatamente rilevante e soprattutto visibile nel presente. Il disordine non è quindi un effetto casuale, ma spesso una strategia (più o meno consapevole) per tenere attiva l’attenzione sulle cose importanti, tenendo gli oggetti nel campo percettivo per evitare che scompaiano dalla mente.

L’abituazione percettiva

Quando uno stimolo è costantemente presente, la mente tende a considerarlo meno rilevante: questo meccanismo (l’abituazione) è accentuato nella mente ADHD. Il promemoria colorato con lettere cubitali “dentista venerdì alle 16” attaccato al frigorifero, dopo qualche giorno diventa invisibile. E’ diventato parte dell’ambiente: la mente lo ha classificato come “rumore di fondo”, quindi non degno di attenzione.

Il paradosso della percezione ADHD

Gli oggetti messi via “scompaiono” perché non sono più nel campo percettivo e gli oggetti lasciati in bella vista “scompaiono” perché la percezione si abitua e li considera irrilevanti: il risultato è la difficoltà nel mantenere ordine, organizzare, ricordare di fare le cose.

Perché alcune strategie falliscono

Le strategie di coaching tradizionale spesso falliscono perché non tengono conto delle caratteristiche della mente ADHD, ma al contrario:
  • richiedono funzioni esecutive stabili (mentre nelle persone ADHD sono intermittenti);
  • si fondano sulla costruzione di routine, sulla forza di volontà e sul presupposto neurotipico che la mente sia in grado di mantenere in modo abbastanza costante la rappresentazione degli oggetti e degli ambienti;
  • presuppongono che il disordine sia da combattere con la disciplina;
  • non tengono conto del fatto che mettere via gli oggetti di uso quotidiano significa, per le persone ADHD, perdere i punti di riferimento delle routine, la mappa che permette di orientarsi nel proprio spazio e nel proprio tempo.

Strategie che migliorano la vita delle persone ADHD

Le strategie utili per le persone ADHD sono quelle che producono accomodamento invece di adattamento: non cercano di “insegnare ordine”, ma di costruire ambienti cognitivi che mantengano la continuità percettiva, senza chiedere alla mente ADHD di fare ciò che non può fare in modo continuativo. Ad esempio: per organizzare la casa, possono essere dunque utili cesti aperti o scatole trasparenti, etichettate con scritte ben visibili, con disegni o foto del contenuto. Inoltre è fondamentale modificare gli ambienti in funzione del comportamento invece di adattare il comportamento all’ambiente (house mapping). Ad esempio se una persona tende a lasciare la posta sul tavolo invece di metterla nel cassetto dei documenti, si può mettere una scatola con la scritta “Posta” direttamente sul tavolo, e fare in modo che l’accumulo avvenga direttamente nel posto giusto. Questo cambiamento rende più facile l’organizzazione dei documenti, è economico energeticamente perché segue un comportamento naturale, e inoltre dà soddisfazione (dopamina). Il principio da seguire è il seguente: “Organizzati pensando a come vivi, non a come dovresti vivere” (“Organize for how you live, not how you should live.”) Susan C. Pinsky
Dott.ssa Elena Borrini Psicologa Psicoterapeuta

(immagine di copertina generata con Copilot)

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