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“Ma perché ti perdi in un bicchiere d’acqua?”

“Ma perché ti perdi in un bicchiere d’acqua?”

“Ma dai, è una cosa semplice.”
“Stai esagerando.”
“Ti perdi sempre in un bicchiere d’acqua.”

Molte persone ADHD o autistiche crescono ascoltando frasi di questo tipo. E spesso finiscono per interiorizzarle: pensano davvero di essere incapaci, pigre, troppo sensibili, disorganizzate, strane.

Il problema non è la volontà, ma il telecomando delle funzioni esecutive

Il punto è che alcune menti neuroatipiche devono affrontare attività apparentemente banali senza poter contare su un sistema automatico di regolazione cognitiva che, nei cervelli neurotipici, lavora spesso in background.

Questo sistema ha un nome preciso: funzioni esecutive.

Le funzioni esecutive non sono “intelligenza”, sono l’insieme dei processi che permettono di organizzare l’azione nel tempo: iniziare un compito, mantenere l’attenzione, regolare le emozioni, gestire le priorità, cambiare strategia, monitorare gli errori, tollerare la frustrazione, passare da un’attività all’altra.

Il problema non è sapere cosa fare

Molte persone ADHD e autistiche sanno perfettamente cosa dovrebbero fare. Il punto è riuscire ad attivare, mantenere e modulare il comportamento nel momento giusto.

La motivazione all’azione non è modulata dalla volontà ma dall’interesse, dal desiderio o dall’urgenza.

Il “bicchiere d’acqua” visto da dentro

Se per una persona neurotipica prepararsi per uscire può sembrare un’unica azione automatica, per una persona autistica e/o ADHD può invece essere una catena di micro-operazioni da coordinare manualmente che possono mandare in sovraccarico.

Per questo motivo molte persone autistiche e ADHD arrivano esauste a fine giornata anche quando “non hanno fatto molto” secondo gli standard esterni. Una quota enorme di energia viene investita nella regolazione interna, non visibile dall’esterno.

La trappola sociale: essere giudicati sulle prestazioni invisibili

Uno degli aspetti più dolorosi è che le difficoltà esecutive vengono spesso interpretate moralmente.

Questo genera un fenomeno molto frequente nelle persone neuroatipiche adulte: la costruzione di anni di vergogna cronica.

Non perché manchino capacità, ma perché il loro funzionamento viene continuamente confrontato con parametri neurotipici invisibili e dati per scontati.

Forse non è un bicchiere d’acqua

Quando una persona neuroatipica “si perde in un bicchiere d’acqua”, spesso sta cercando di gestire contemporaneamente ciò che gli altri fanno in automatico.

Perché a volte quel bicchiere contiene la fatica invisibile dell’autoregolazione, anni di masking, tentativi continui di adattamento, sentimenti di inadeguatezza e giudizi interiorizzati.

Dott.ssa Elena Borrini Psicologa Psicoterapeuta

(immagine di copertina generata con Chatgpt)

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