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Monotropismo: un cambio di prospettiva per capire l’Autismo

Monotropismo: un cambio di prospettiva per capire l’Autismo

Cosa significa “monotropismo”

Il monotropismo descrive una tendenza naturale a concentrare l’attenzione in profondità su pochi flussi di interesse alla volta, invece di distribuirla su molti stimoli contemporaneamente (politropismo). Questa focalizzazione intensa crea una sorta di “tunnel attentivo”:
  • dentro il tunnel: percezione amplificata, immersione totale, creatività, pensiero profondo, stati di flow;
  • fuori dal tunnel: stimoli che arrivano troppo tardi o tutti insieme, generando confusione, sovraccarico o difficoltà nei cambi di compito.
Si tratta di una strategia cognitiva che, come tutte le strategie, funziona benissimo in certi contesti e malissimo in altri.

Chi ha proposto questo concetto

L’équipe originaria è composta da:
  • Dinah Murray — linguista, attivista e ricercatrice autistica; ha introdotto il concetto di monotropismo negli anni ’90.
  • Wenn Lawson — psicologo e ricercatore autistico; ha contribuito a formalizzare il modello e a diffonderlo nella comunità scientifica.
  • Mike Lesser — matematico e attivista autistico; ha collaborato allo sviluppo teorico e alla prima pubblicazione accademica.
Il loro articolo del 2005, Attention, monotropism and the diagnostic criteria for autism, è considerato un punto di svolta: per la prima volta, una teoria dell’autismo nasceva da un’équipe interamente autistica.

Perché il monotropismo spiega così bene l’autismo

Molti comportamenti tipicamente associati all’autismo diventano immediatamente comprensibili se li leggiamo come effetti di un sistema attentivo monotropico.

1) Interessi intensi e competenze profonde

Se l’attenzione si concentra su pochi flussi, questi flussi diventano ricchi, complessi, pieni di connessioni. È il motivo per cui molte persone autistiche sviluppano:
  • competenze specialistiche;
  • creatività fuori dagli schemi;
  • capacità analitiche o tecniche molto avanzate.
Il modello dell’“interesse” come motore della mente è centrale nella teoria.

2) Difficoltà nei cambi di attività

Spostarsi da un flusso all’altro richiede un enorme dispendio di energia, perché significa chiudere un tunnel attentivo, aprirne un altro e riorganizzare tutte le risorse cognitive.

Questo spiega perché “iniziare”, “interrompere” o “riprendere” un compito può essere molto difficile.

3) Sovraccarico sensoriale e sociale

Se l’attenzione è concentrata, gli stimoli esterni non filtrati arrivano come un’onda improvvisa. Rumori, luci, richieste sociali simultanee possono diventare travolgenti perché competono con il flusso attentivo principale e arrivano tutti insieme (senza seguire un ordine gerarchico come avviene nelle persone neurotipiche).

4) Comunicazione diversa

Il monotropismo aiuta a capire perché molte persone autistiche:
  • parlano molto di ciò che amano;
  • faticano con conversazioni frammentate o rapide;
  • preferiscono discorsi profondi e non sopportano la superficialità.
La conversazione neurotipica è spesso politropica: tanti microstimoli, tanti cambi di direzione. Per una mente monotropica, questo è un ambiente attentivo difficile.

5) Routine e prevedibilità

Non sono rigidità comportamentali, ma strategie per proteggere il flusso attentivo. Se il mondo è prevedibile, l’attenzione può restare stabile e non viene continuamente interrotta.

Un modello che non patologizza

Il monotropismo è una teoria neuroaffermativa: non parla di deficit, ma di differenze nell’allocazione delle risorse cognitive. Questo permette di:
  • comprendere l’autismo senza giudizio;
  • valorizzare i punti di forza;
  • riconoscere che molte difficoltà derivano dall’ambiente, non dalla persona.

Perché è così importante oggi

Il monotropismo è nato da ricercatori autistici e questo lo rende un esempio potente di scienza incarnata: una teoria costruita non solo osservando, ma vivendo la mente autistica. Ha tre impatti fondamentali:
  • restituisce dignità e coerenza all’esperienza autistica;
  • permette interventi più rispettosi e più efficaci;
  • aiuta a costruire ambienti che non interrompono, ma sostengono il flusso attentivo.

Dott.ssa Elena Borrini Psicologa Psicoterapeuta (immagine di copertina generata con Copilot)

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