Neuroatipicità e autoregolazione emotiva
Neuroatipicità e autoregolazione emotiva
Le persone neuroatipiche vivono spesso nella convinzione che “funzionare bene” significhi “funzionare come gli altri”: di conseguenza investono tantissime energie nel tentativo di adattarsi all’ambiente, sviluppando strategie di controllo (trattenersi, gestire le emozioni, adattarsi, comprimersi) per sopravvivere. Questo finisce per bloccare la capacità di fidarsi delle proprie emozioni e delle proprie sensazioni di sazietà, stanchezza, fatica. La percezione del limite viene messa a tacere e la capacità di autoregolarsi non viene così coltivata.Un sistema basato sul controllo utilizza come strategia di sopravvivenza l’adattamento
L’adattamento, sul piano emotivo, non è solo “fare uno sforzo” ma è un lavoro di contenimento continuo: trattieni la reazione spontanea perché sarebbe “troppo”, gestisci l’intensità sensoriale per non risultare “strana”, controlli il modo in cui ti muovi, parli, pensi, per non disturbare gli altri. Questa autocompressione ha un costo: quando ti abitui a trattenere, perdi progressivamente la capacità di sentire. Molte persone neuroatipiche crescono senza mai sperimentare un ambiente accomodante. Di conseguenza imparano a non leggere i propri segnali interni, confondono il limite con la fragilità, interpretano la saturazione come fallimento personale, credono che “funzionare” significhi adattarsi sempre. Esempio: dico a me stesso che non devo arrabbiarmi perché tutti penseranno che sono una brutta persona. Mi trattengo. Alla fine esplodo improvvisamente perché una parola di troppo fa traboccare il vaso (ma non sono in grado di percepire il vaso che si riempie).Un sistema basato sull’autoregolazione utilizza come strategia consapevole l’accomodamento
L’accomodamento è un lavoro di contesto: permette alla persona neuroatipica di accedere alla propria autoregolazione e di riconoscere i bisogni prima che diventino emergenze. Tramite l’accomodamento la persona può smettere di oscillare tra il “tutto o niente” e imparare a muoversi in equilibrio: non più trattenere per funzionare, ma sentire per regolare. Esempio: sento che una situazione mi sta facendo arrabbiare, lo riconosco, cerco di capire se ci sono elementi che mi stanno sregolando (rumori, odori, luci ecc.), mi prendo cura della mia regolazione emotiva, mi prendo una pausa, e quando sono in grado di farlo, posso anche esprimere come mi sento per trovare una soluzione.Solo quando il sistema non è impegnato a sopravvivere può imparare a regolarsi
La persona neuroatipica può imparare a percepire i propri bisogni, a riconoscere le soglie di saturazione, a regolare le emozioni senza doverle trattenere. È un cambio di paradigma che sposta il focus dal “funzionare come gli altri” al padroneggiare il proprio funzionamento e che apre la strada a una forma di salute più autentica, basata sulla consapevolezza e non sul controllo.Dott.ssa Elena Borrini Psicologa Psicoterapeuta
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