Pensare per immagini: la lingua nativa di molte persone autistiche
Pensare per immagini: la lingua nativa di molte persone autistiche
Non tutte le persone autistiche pensano per immagini, ma una parte significativa di esse riferisce che le parole non costituiscono il formato principale della propria esperienza mentale. Spesso infatti le persone autistiche pensano per immagini, scene, configurazioni spaziali, relazioni tra elementi, sensazioni o rappresentazioni molto concrete.
Dott.ssa Elena Borrini Psicologa Psicoterapeuta
Linguaggio e rappresentazione mentale
E’ come se la lingua madre di molte persone autistiche non fosse il linguaggio verbale, ma un sistema di rappresentazioni percettive interne che necessita di traduzione per essere comunicato. Le parole non vengono necessariamente elaborate come parole ma spesso vengono trasformate in qualcos’altro: quando qualcuno parla, la mente costruisce una rappresentazione interna del significato del messaggio. Questo può spiegare perché alcune persone autistiche sembrano comprendere perfettamente ciò che viene detto ma impiegano tempo a rispondere: a volte si tratta del tempo richiesto per trasformare una rappresentazione mentale non verbale in una forma linguistica comunicabile. Molte persone autistiche descrivono infatti la sensazione di sapere esattamente ciò che pensano senza riuscire a esprimerlo con la stessa precisione. L’idea è presente, spesso in modo molto ricco e dettagliato, ma non si presenta originariamente sotto forma di frase. Per diventare comunicabile deve essere convertita in parole, e questa conversione può necessitare tempo ed energie.“Di cosa parla il libro che hai letto?”
Questo fenomeno può influenzare anche il modo in cui vengono ricordate le esperienze: quando si chiede a una persona di raccontare un libro appena letto, una puntata di una serie televisiva o una conversazione avvenuta poche ore prima, si presume implicitamente che il ricordo sia facilmente riferibile in una forma verbale lineare. Tuttavia, per alcune persone autistiche, ciò che viene conservato può essere l’atmosfera di una scena, il significato di una situazione, una particolare immagine, una sensazione emotiva o una rete di collegamenti concettuali. Quando però viene chiesto di riassumere in modo sequenziale ciò che è accaduto, la persona autistica può trovarsi in difficoltà e non perché l’informazione sia stata dimenticata, ma perché il formato in cui è stata immagazzinata non coincide con quello richiesto dalla domanda. Il punto importante è che la qualità del pensiero non può essere dedotta automaticamente dalla facilità con cui viene verbalizzato. Una rappresentazione mentale può essere estremamente complessa e articolata e risultare difficile da descrivere. La persona autistica può dare quindi l’impressione di non aver compreso o appreso, causando frustrazione, malintesi e spirali negative dell’autostima.Un continuo lavoro di traduzione simultanea
Per molte persone autistiche, quindi, la difficoltà non consiste nel costruire significati, ma nel passare continuamente da un sistema di rappresentazione a un altro. Le parole devono diventare immagini, schemi o configurazioni interne per essere comprese; successivamente quelle stesse rappresentazioni devono tornare a essere parole per poter essere comunicate.Dott.ssa Elena Borrini Psicologa Psicoterapeuta
(immagine di copertina generata con Copilot)
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