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Pensiero letterale e ironia nelle persone autistiche

Pensiero letterale e ironia nelle persone autistiche

Il pensiero letterale è uno dei tratti cognitivi più fraintesi dell’autismo perché si pensa che si esprima con l’incapacità di capire le battute, l’ironia, il linguaggio figurato. Questa è un’ipersemplificazione, infatti molte persone autistiche, soprattutto nei profili con plusdotazione, capiscono le battute, le fanno, giocano con il linguaggio, e proprio per questo vengono considerate da tutti “non autistiche”. Il punto cruciale infatti è la pragmatica profonda: la capacità di comprendere il livello contestuale e relazionale del linguaggio, quelle informazioni che ci permettono di capire quando un contenuto linguistico è intenzionale, serio, ironico, manipolativo, non letterale, ecc.

Letteralità come stile cognitivo

La letteralità non implica un deficit, ma una coerenza semantica interna: il linguaggio è trattato dalle persone autistiche come un sistema di significati stabili, non come un campo dominato dall’ambiguità come ogni strumento che abbia una componente sociale. Nei profili autistici che presentano ottime capacità cognitive in grado di compensare, questo stile cognitivo si può combinare con:
  • rapidità inferenziale (capacità di cogliere pattern linguistici complessi)
  • gioco verbale (uso creativo dell’ironia e delle metafore)
  • competenze linguistiche elevate (vocabolario ricco, sintassi complessa)
Risultato: la persona sembra “perfettamente neurotipica” sul piano linguistico, mentre mantiene una struttura cognitiva letterale.

Flessibilità cognitiva e sensibilità all’ingiustizia

Due processi rendono la letteralità difficile da riconoscere nelle persone autistiche con plusdotazione: la maggior flessibilità cognitiva e la forte sensibilità alle ingiustizie.

Flessibilità cognitiva (shifting)

Capire una battuta è facile, ciò che è complesso per le persone autistiche è capire se una persona stia parlando seriamente cinque minuti dopo aver fatto una battuta, poiché questo passaggio richiede un cambio di set cognitivo che implica flessibilità.

Justice sensitivity

La sensibilità alle ingiustizie, molto frequente nei profili ad alto potenziale, amplifica la letteralità. Se una frase può essere interpretata in modo ambiguo, la persona tende a cercare coerenza morale, chiedere chiarimenti e irrigidirsi se percepisce incoerenza tra parole e intenzioni. Capire la battuta non significa capire l’intenzione. La battuta può essere letta come gioco, ma l’ambiguità intenzionale come minaccia.

Competenza linguistica e pragmatica comunicativa

Molte persone autistiche senza disabilità cognitive o plusdotate presentano comprensione di umorismo e ironia, capacità di fare ironia, comprensione e uso di metafore, gioco con le parole e umorismo basato sui giochi di parole. Contemporaneamente però queste stesse persone possono percepire fatica nel distinguere quando l’altro è serio, con i messaggi “tra le righe”, con i flirt, l’ambiguità relazionale, la manipolazione sottile. Questo crea un errore diagnostico frequente: “Se fa battute, non è autistico”.

Conseguenze relazionali e diagnostiche

La persona autistica può vivere le relazioni con senso di confusione, iperinterpretazione morale, sovraccarico sociale, fatica. La competenza linguistica alta nasconde tutto questo. La letteralità diventa un fenomeno sotterraneo, non direttamente osservabile. La diagnosi diventa complessa proprio perché la persona sembra “troppo competente” per essere autistica. Ma la competenza linguistica non cancella la letteralità: la rende meno riconoscibile.  
Dott.ssa Elena Borrini Psicologa Psicoterapeuta

(immagine di copertina generata con Copilot)

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