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Riconoscere il burnout autistico

Riconoscere il burnout autistico

Cos’è il burnout autistico?

Il burnout autistico è una condizione di esaurimento neurocognitivo che deriva da un sovraccarico prolungato di richieste non compatibili con il funzionamento autistico. Non si tratta di semplice “stanchezza” o di una “crisi emotiva”, ma di una riduzione temporanea delle capacità cognitive, esecutive, sociali e sensoriali. La caratteristica centrale è la perdita di funzioni che normalmente sono disponibili, come se il sistema disattivasse alcune funzioni per proteggersi (un po’ come un computer in modalità provvisoria). Tutto ciò che prima era normalmente sostenuto da uno sforzo invisibile diventa improvvisamente insostenibile. Il burnout autistico è una risposta adattiva a un contesto che richiede costante interpretazione, regolazione, compensazione. È il punto in cui il sistema dice: “non posso più sostenere questo livello di adattamento”.

Sembrava depressione e invece era burnout…

Il burnout autistico può generare vissuti emotivi simili a quelli della depressione: senso di fallimento perché “non riesco più”, paura di non tornare come prima, percezione di perdita di sé, sensazione di svuotamento. Spesso la perdita di iniziativa, la riduzione delle attività, la chiusura sociale, la difficoltà a parlare, portano a far pensare alla “depressione”.  Eppure i vissuti tipici del burnout autistico sono l’esaurimento delle energie psichiche, il senso di sovraccarico, la saturazione emotiva.

E se fosse burnout lavorativo?

Il burnout lavorativo è una risposta a stress professionale cronico, con cinismo, distacco emotivo, riduzione della motivazione. Il burnout autistico può avvenire anche senza lavoro, anche in contesti neutri, anche in periodi “tranquilli”: non dipende dal carico professionale, ma dal carico da adattamento. In molti casi, il luogo di lavoro può essere un ambiente iper-richiedente dal punto di vista sociale, performativo e/o sensoriale: non è strano che un burnout autistico possa manifestarsi all’inizio come una difficoltà a tenere il ritmo alle richieste lavorative, per poi rivelarsi semplicemente la punta dell’iceberg: il lavoro può essere uno degli ambiti in cui la persona autistica fatica a dosare le proprie energie, rimanendo poi prosciugata.

Come si manifesta davvero il burnout autistico

Il burnout autistico si riconosce perché produce una riduzione delle energie destinate alla capacità di elaborare stimoli, una minor tolleranza sociale, un aumento della rigidità, una perdita di fluidità linguistica, una difficoltà nel pianificare anche compiti minimi. In alcuni casi, inizialmente, la persona autistica in burnout reagisce alla situazione facendo ancora di più: pensa che facendo riuscirà a combattere il senso di esaurimento energetico, ma in questo modo diventa sempre più esausta. La persona sente un senso di saturazione emotiva, sovraccarico, iperreattività: la persona in burnout autistico è talmente sopraffatta emotivamente da sperimentare una vera e propria disperazione. Il vissuto interno è spesso di confusione: la persona sa cosa dovrebbe fare e di avere le competenze, ma non riesce ad accedere alle funzioni necessarie per affrontare molti compiti quotidiani e uscire da questo stato pervasivo, con conseguente intensa frustrazione. Il sistema non ha più risorse per sostenere il costo del mascheramento, della performance sociale, degli standard neurotipici di funzionamento.

Gli effetti del burnout autistico

Il burnout rende visibile il vero funzionamento della persona autistica: ciò che rimane attivo nel burnout è ciò che è sostenibile senza mascheramento, compensazione e adattamento eccessivi. Il vissuto emotivo, in questa fase, è spesso di sollievo perché la persona si accorge che può finalmente smettere di iperperformare, e paura perché la persona vede quanto lavoro cognitivo serviva per funzionare “normalmente”. Può essere dunque l’inizio di una vita veramente sostenibile.
Dott.ssa Elena Borrini Psicologa Psicoterapeuta

(immagine di copertina generata con Canva)

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