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Sai riconoscere l’high masking nelle donne?

Sai riconoscere l’high masking nelle donne?

Nel parlare di neurodivergenze al femminile, il concetto di masking è ormai abbastanza diffuso: quel lavoro costante di adattamento sociale che molte donne imparano fin da piccole per sembrare “normali”, “appropriate”, “facili da gestire”. Ma esiste una forma molto più complessa, raffinata e difficile da individuare: l’high masking. È il mascheramento ad altissima funzionalità: non sembra mascheramento dall’esterno, e spesso non lo riconosce nemmeno chi lo mette in atto. In Italia se ne parla pochissimo, e questo contribuisce al ritardo diagnostico e alla confusione identitaria che molte donne neurodivergenti riportano.

Che cos’è l’high masking

L’high masking è una forma di mascheramento estremamente avanzata, interiorizzata e automatizzata. Non è una strategia consapevole, non è una finzione progettata, ma un adattamento sociale che si attiva in tempo reale, senza passare dalla volontà. È come se il cervello avesse imparato a “performare” una versione socialmente impeccabile di sé, così bene da sembrare naturale.

Perché è così difficile da riconoscere

Perché non dà la sensazione di “sto recitando”, non c’è distanza tra il comportamento e la percezione di sé, ma è un’abitudine radicata, spesso costruita negli anni per evitare:
  • critiche
  • esclusione
  • bullismo
  • incomprensioni
  • sovraccarico sociale
Molte donne lo scoprono solo dopo una diagnosi, o quando il burnout rende impossibile mantenere la performance.

Esempi concreti di high masking nella vita quotidiana

Ecco alcune situazioni quotidiane in cui una donna neurodivergente può accorgersi (o non accorgersi affatto) di stare facendo high masking.

1. Ridere o sorridere “al momento giusto”

Ridere a battute che non fanno ridere. Sorridere per mantenere l’atmosfera leggera. Mostrare espressioni facciali calibrate, anche quando dentro c’è stanchezza o confusione.

2. Seguire conversazioni che non interessano

Annuisce, fa domande, mantiene il ritmo sociale. Dentro, però, sta contando i minuti o sta cercando di non perdersi nei dettagli.

3. Prepararsi eccessivamente prima di un incontro

Non per vanità, ma per “indossare” una versione di sé più accettabile. Ogni dettaglio è calibrato: outfit, tono di voce, postura, energia.

4. Trattenere i propri interessi profondi

Non parlare delle proprie passioni, non mostrare entusiasmo, restare sul generico. Non perché non importino, ma perché si è imparato che “non è il momento” o “potrei sembrare troppo”.

5. Monitorare costantemente il proprio comportamento

Controllare:
  • contatto visivo
  • postura
  • volume della voce
  • ritmo del discorso
  • reazioni degli altri
Tutto questo mentre si cerca di seguire la conversazione.

6. Adattare la propria personalità al contesto

Essere più estroversa con gli estroversi, più calma con i calmi, più ironica con gli ironici. Una sorta di mimetismo sociale in tempo reale.

7. Essere percepita come “super competente”

Molte donne con high masking vengono viste come:
  • affidabili
  • empatiche
  • brillanti
  • equilibrate
E questo rende ancora più difficile riconoscere la fatica interna, perché dall’esterno non si vede nulla.

Il costo invisibile dell’high masking

L’high masking può portare a:
  • burnout
  • crolli improvvisi
  • difficoltà a riconoscere i propri bisogni
  • perdita del senso di identità
  • esaurimento emotivo e cognitivo
Molte donne raccontano che, dopo anni di mascheramento automatico, non sanno più distinguere:
  • cosa piace davvero a loro
  • cosa fanno per abitudine
  • cosa fanno per adattamento

Quindi…

Molto spesso le donne in burnout che hanno questo funzionamento ricevono diagnosi di disturbi di personalità (borderline, narcisistico, istrionico…) perché moltissimi professionisti non sono formati a riconoscere questi aspetti. Riconoscere questo fenomeno è spesso il primo passo per iniziare a riconoscersi, ma è necessario che i professionisti che si occupano id salute mentale si aggiornino e si formino per evitare che le persone ricevano cure sbagliate (o nessuna cura anche in presenza di grande sofferenza).

Dott.ssa Elena Borrini Psicologa Psicoterapeuta

(immagine di copertina generata con Copilot)

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